Capitolo 01

SardoXSardi… Ma quali sardi?

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Esistono dei sardi che sul letto di morte, dopo una lunga vita in Terra Sarda, sarebbero orgogliosi di non conoscere il sardo e di non averlo mai parlato? Se esistono, non abbiamo scritto SardoXSardi per loro.

Abbiamo scritto SardoXSardi per la grande maggioranza dei sardi pronti a riscoprire la lingua degli avi e pronti per la Riconquista.

Ci dividiamo in tre gruppi:

  • Gruppo 1 (S1): Chi parla il sardo
  • Gruppo 2 (S2): Chi non parla il sardo, ma lo capisce
  • Gruppo 3 (S3): Chi non parla il sardo né lo capisce, però è cresciuto in Sardegna

“Parlare il sardo” e “capire il sardo” si riferiscono ai fatti della giornata: siete capaci, sì o no, di capire e raccontare i fatti della giornata quando tornate a casa? Secondo la vostra risposta, siete dei sardi S1, S2 o S3 (Tabella 1.1).

 

Tabella 1.1 I fatti della giornata. Capacità di comprensione (capire) e abilità di espressione (parlare).

Capire Parlare Sardi[1]
S1 260.000
S2 No 780.000
S3 No No 260.000

 

Avrete notato che da alcuni decenni la lingua sarda è in declino:

  1. Nelle città, in particolare nell’area della Città Metropolitana di Cagliari con più di 400.000 abitanti[2], chi parla ancora il sardo?  Il numero dei “sardoparlanti” è in continuo calo.
  2. Laddove si continua a parlare sardo, soprattutto nelle campagne e nei piccoli centri della Sardegna, il sardo s’impoverisce. Sostituisce progressivamente parole sarde con parole italiane e si trasforma in una “macedonia” di sardo italianizzato o italiano sardizzato.
  3. Anche nelle famiglie dove si continua a parlare sardo e che costituiscono i nuclei duri della lingua, un numero crescente di parole è sostituito da parole italiane (settembre per cabudanni, giugno per lámpadas, etc.).

Proiettando questa tendenza nel futuro, prevediamo che prima ancora della fine del secolo il sardo sarà l’orso bianco del Mediterraneo – estinto, pianto, e infine dimenticato.

*

È sempre lecito chiedersi se una tendenza storica si deve accettare passivamente o se abbiamo il diritto o il dovere di contrastarla. Nel caso della nostra lingua ci chiederemo se dobbiamo accettare la sua scomparsa o se possiamo dare una svolta alla storia e far rivivere la lingua e i suoi ricchissimi dialetti e subdialetti. In quest’ultimo caso – Dirottiamo la storia! –, quali sono le misure da prendere a livello personale e territoriale?

SardoXSardi vi darà le risposte. Già nel prossimo capitolo presenteremo la prima misura per arrestare la desardizzazione dell’Isola. Più in là scoprirete i concetti chiave della Riconquista. Vi sorprenderanno solo in parte:

  • Lettura e ascolto (pagina 16)
  • Gratuità (pagina 28)
  • Mutismo sardo (pagina 35)
  • Bambini bilingue (pagina 56)
  • Sardo lingua straniera (pagina 64)
  • Parole, parole, parole (pagina 82)
  • Obiettivo 2025 (pagina 87)
  • Nodo gordiano (pagina 98)
  • Dieci commandamenti (pagina 107)

Per i tre gruppi dei sardi S1, S2 e S3 (chi parla – chi capisce, ma non parla – chi neanche capisce) abbiamo predisposto “percorsi di Riconquista” personalizzati. Cominciamo con gli S1. Se siete di loro, fate parte del gruppo più importante. Diventerete presto i primi Professori dei sardi del mondo e della Sardegna.

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[1] Cifre approssimative per illustrare lo stato della lingua sarda nel 2019. I sardofoni in sensu strictu (escludendo chi parla gallurese, sassarese, algherese e carlofortino) sono all’incirca 1.300.000. Riteniamo per la presente analisi che il 20% sono “S1” (capaci di capire e raccontare i fatti della giornata), 60% sono “S2” (in grado di capire, però non di esprimere correntemente i fatti della giornata), e 20% sono “S3” (nati e cresciuti in Sardegna, ma incapace di capire, e tantomeno di esprimere, i fatti della giornata).

[2] La città metropolitana di Cagliari comprende Cagliari, Assemini, Capoterra, Decimomannu, Elmas, Maracalagonis, Monserrato, Pula, Quartu Sant’Elena, Quartucciu, Sarroch, Selargius, Sestu, Settimo San Pietro, Sinnai, Uta e Villa San Pietro.