Capitolo 05

5. Bambini bilingui

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È meglio parlare due lingue che una sola. Bambini che, dalla nascita, parlano sardo e italiano, sono generalmente più svegli e più flessibili perché, come bambini bilingui

  • svilupperanno nel loro cervello due circuiti paralleli per capire ed esprimere il mondo: uno per il sardo e l’altro per l’italiano;
  • si abitueranno a parlare e pensare sardo e italiano, due lingue distinte. Di conseguenza, il loro cervello sarà più flessibile;
  • avranno facoltà cognitive più sviluppate.

Ne risulta che, generalmente, bambini bilingui di sardo e italiano

  1. imparano più velocemente rispetto ai loro coetanei “monolingui”;
  2. imparano con più facilità altre lingue come l’inglese, il tedesco, lo spagnolo, il francese, il cinese, etc.
  3. sono generalmente più aperti verso le novità;
  4. partono avvantaggiati nella vita.

Teoricamente, centinaia di migliaia di bambini sardi avrebbero la possibilità di essere bilingui. In realtà, le loro famiglie pienamente sardofoni – genitori, nonni, zii e cugini – parlano loro solo in italiano. Lo fanno in parte per ignoranza, in parte per stupidità:

  1. Pensano che imparare due lingue confonda le idee. (Difatti, bambini bilingui iniziano a parlare qualche mese più tardi. Tuttavia, recupereranno questo ritardo in poco tempo.)
  2. Immaginano che il sardo sia un dialetto (ignoranti!), una lingua di serie B (limitati!) o solo la lingua di persone “ignoranti” (classisti!).

In altre famiglie ancora è la diversità del sardo che ostacola la comunicazione in lingua. Padre di Nule, madre di Isili? Parlate troppo diverse! E tutta la famiglia sfrana verso l’italiano.

*

Tuttavia, nonni e genitori hanno ragione quando obiettano che allevare i figli nella bilinguità est unu casinu totu. Infatti, lo è.[1] Per affiancare le famiglie sarde nell’educazione di bambini bilingui, decretiamo l’avvio del programma BSB, (Bambini Sardi Bilingui). Riconoscendo che

  1. Il sardo fa bene ai bambini perché sviluppa le loro capacità cognitive;
  2. I bambini fanno bene al sardo perché sono il futuro della lingua sarda.

Il Piano A del BSB promuove la seguente divisione dei compiti, da mettere in atto in tutte famiglie sardofoni della Sardegna.

  1. Genitori: chi parla meglio sardo, parlerà sardo con i bambini.
  2. Nonni: ambedue i nonni parleranno sardo con i nipoti.
  3. Famiglia estesa e amici: si determina chi parlerà sempre sardo con i bambini e chi parlerà italiano.

Riempite il mondo dei vostri bambini con i suoni della lingua sarda. Se seguite il Corso S1 (pagina 15) e ascoltate l’audio di Robinson Crusoe, fatelo in presenza dei bambini. Se seguite il Corso S2, fate loro partecipi dei vostri esercizi. Saranno incuriositi di vedervi “giocare” con GigaSardinian Plus (pagina 46), il microfono (pagina 49) e l’autopilota di Ear2Memory (pagina 54).

Notate che i bambini bilingui cominciano generalmente a parlare qualche mese più tardi dei loro coetanei monolingui. È un ritardo che ricupereranno presto. Se “scelgono” di non parlare sardo per alcuni anni, non siate delusi. I bambini sono abili e si rendono conto che l’italiano è ancora la lingua dominante in Sardegna. Non forzateli. Soprattutto continuate a parlare loro in sardo. Abbiate la certezza che vi ascolteranno sempre con piacere.

Talvolta, il sardo e l’italiano entreranno in collisione – i bambini useranno parole o espressioni del sardo per riprenderle in italiano e viceversa. Consideratelo un divertimento e rilassatevi. Queste interferenze scompaiono quando i bambini entrano a scuola.[2]

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Il Piano B del BSB prevede inoltre che genitori e nonni s’impegnino a

  1. Raccontare delle storie
  2. Leggere dei racconti

Sarà un impegno di tutti i giorni, iniziando al più tardi verso l’età di due anni (meglio anche prima!) e si svolge in un ambiente calmo prima di andare a letto la sera o di pomeriggio. Come negli aerei, tutti i dispositivi elettronici – TV, radio, computer, tablet etc. – saranno spenti![3]

Raccontare delle storie e leggere dei racconti è decisivo per la futura vita dei vostri bambini e nipoti:

  1. Arricchisce il lessico;
  2. Sviluppa la memoria;
  3. Incrementa la fantasia;
  4. È formativo per la personalità;
  5. Insegna dettagli della vita (nomi di piante, animali, oggetti della casa e della campagna, etc.) che i bambini non dovranno più imparare quando entreranno a scuola;
  6. Accresce la facoltà di concentrazione;
  7. Arricchisce la percezione del mondo e induce una mentalità più aperta;
  8. Estende l’orizzonte verso una visione pluricentrica del mondo;
  9. Rinforza la relazione tra bambini e genitori/nonni.

La lettura giornaliera durerà all’incirca 20 minuti.[4] Lasciate scegliere i bambini, anche se leggerete lo stesso racconto per la centesima volta. Accogliete tutte le domande con curiosità e lasciatevi dirigere dai bambini. Se in un libro, vogliono tornare indietro o fermarsi su determinate pagine, accettatelo. Soprattutto, divertitevi! Recitate come veri attori! Scoprirete in voi dei talenti che ignoravate.

I bambini cui non piacciono i racconti e le letture sono rarissimi.

Quando cominciano a leggere da soli, alcuni bambini chiedono comunque che leggiate per loro. Continuate! Leggere è faticoso quando si inizia perché ci vuole molto tempo prima che sia un processo automatizzato. Alcuni bambini richiedono la lettura delle storie fino agli 8 o 9 anni. Fate il sacrificio!

Preparate anche uno scaffale per i loro libri – sarà il loro tesoro. Fate in modo che dei libri siano sempre a portata di mano. Portate i vostri figli nei luoghi in cui ci sono libri in abbondanza (librerie, biblioteche, mercato delle pulci).

Insomma, fate che i libri siano parte integrante della loro vita. Siete in buona compagnia. Albert Einstein avrebbe detto: “Se vuoi che i tuoi figli siano intelligenti, leggi loro le fiabe. Se vuoi che siano più intelligenti, leggi loro più fiabe.”

Se non vi piacciono le fiabe, leggerete e racconterete altro. Ma raccontate e leggete! Trasferite al cervello dei vostri bambini parole e idee che non sono presenti nelle conversazioni della vostra famiglia.

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Nel Capitolo 7 insegneremo la modestia perché sappiamo che la mancanza di modestia è la malattia No. 1 degli insegnanti. I laureati S1 e S2 promossi “Professori dei sardi del mondo e della Sardegna” (pagina 21 e 41) torneranno dunque sui banchi della scuola.

Prima, però, scopriremo i fantastici e modernissimi strumenti di studio di cui approfitterete se siete dei sardi S3. È dunque vero che non parlate il sardo, non capite niente e che siete solo nati e cresciuti in Sardegna? Stravanau! Accettate un consiglio? Abbiate un profilo basso, non dite niente a nessuno! Studiate il sardo di nascosto! Dopo un anno di studio, tra la sorpresa generale, farete spalancare la bocca di stupore ai vostri amici quando parlerete questa lingua che non sembrava scritta nel vostro destino.

All’attacco!

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[1] Non è una specificità sarda. L’educazione bilingue è una sfida quotidiana di tutte le coppie internazionali, per esempio, quando la madre è americana e il padre francese e che ambedue i genitori parlano sia l’inglese sia il francese. La tentazione è forte di parlare una solo una lingua – il francese se la famiglia vive a Parigi, l’inglese se vive a San Francisco.

[2] A proposito scolarizzazione: parlare sardo e italiano non vuol dire saper scrivere ambedue le lingue. Imparare a scrivere in italiano non aiuta a scrivere il sardo che segue altre regole ortografiche. Ricordatevi: il sardo e l’italiano sono due lingue distinte.

[3] Lettura e racconti hanno bisogno di calma. Raccomandiamo anche di fissare un limite per l’uso degli apparecchi elettronici. I giochi elettronici NON rendono i vostri bambini più intelligenti! Spegnete TV, radio, computer, tablet e smartphone non più tardi dell’ora di cena! E non accendeteli prima delle ore 17…

[4] Estendere, allargare, accrescere, incrementare, arricchire… raccontare e leggere delle storie provoca tutto ciò nel cervello dei vostri piccoli. Costituirete loro un tesoro di vita.