Capitolo 09

9. Il nodo sardo

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Siamo arrivati alla fine del nostro percorso insolito e avvincente. Succede di rado che una comunità decida di salvare la propria lingua.

Ricapitoliamo ciò che abbiamo raggiunto. Abbiamo

  1. Preso la misura dell’impresa. Senza un impegno importante (30, 100, 250 ore) di una maggioranza dei sardi, non ci sarà Riconquista;
  2. Stabilito che la Riconquista passa dall’autoapprendimento del sardo;
  3. Definito corsi personalizzati per i gruppi S1, S2 e S3;
  4. Precisato che centinaia di migliaia di sardi impareranno la lingua sarda quasi come se fosse una lingua straniera;
  5. Definito i compiti delle future “Isole SardoXSardi” (iSXS) che garantiranno la diffusione capillare della lingua nel territorio isolano;
  6. Pubblicato i primi volumi dei nostri manuali di sardo (altri seguiranno!);
  7. Programmato le app di GigaSardinian e Ear2Memory.

Abbiamo delimitato e strutturato il campo di battaglia.

*

Nella nostra Riconquista, saremo sostenuti dagli enti pubblici e dagli editori sardi. Futuri finanziamenti di materiali didattici esigeranno che le versioni digitali saranno messi in circolazione, gratuitamente, nel momento in cui saranno pubblicate le versioni tradizionali (libri cartacei, CD, DVD etc.). Gli editori sardi troveranno in SardoXSardi ampia ispirazione per la progettazione di prodotti idonei alla Riconquista.

*

La Riconquista sarda sarà seguita con attenzione e curiosità da tutti i popoli che parlano una lingua minoritaria. Vivono anche loro sotto la minaccia di vedere la loro lingua estinguersi in meno di 100 anni.

In questo contesto mondiale, la Sardegna ha un’immensa responsabilità. La responsabilità è data dalla sua particolare situazione geografica. Viviamo su un’isola i cui confini terra-mare filtrano influenze e ingerenze esterne, e ciò pure nel mondo globalizzato in cui viviamo. Riconquistare una lingua moribonda in un’isola è più facile che in terre continentali circondate da altre terre. Se i sardi con la loro perseveranza leggendaria non riescono a riconquistare la loro lingua, quale altra minoranza linguistica ci potrà riuscire?

Il mondo ci guarderà e farà il tifo per noi e per la nostra lingua. Possiamo essere un modello per centinaia di popoli che lottano per la sopravvivenza della propria lingua. Apriamo loro la strada!

*

È giunta l’ora della verità. Abbiamo gli strumenti e sappiamo come procedere. La Sardegna sceglierà, finalmente, se andare verso la Riconquista della propria lingua.

La Sardegna sceglierà in tutta libertà.

*

Fatu, fatu? No! Rimane ancora un compito. Dovremo fare pulizia su un argomento che avvelena la discussione sulla lingua sarda da decenni. L’avete già sentito quella domanda ossessionata e ossessionante: “Ma quale sardo?” Queste tre parole sembrano incarnare la disgrazia della Sardegna, l’insuperabile divisione.

Ora un cagliaritano e un orgolese manderanno quel dannato “Ma quale sardo” alla discarica della storia. Per una migliore comprensione, riproduciamo il loro dialogo in lingua italiana. (L’audio della versione originale sarà presto in rete.) Sentiamoli.

*

Quale sardo, quale sardo, quale sardo! E quello fa il tifo per il campidanese, e quell’altro fa il tifo per il logudorese e quell’altro – mischineddu – fa un fritto misto che nessuno digerisce.

Davvero, quanto ci hanno ossessionato con queste scemenze. “Campidanese o logudorese, logudorese o campidanese.”

Uffa, non ne posso più! Ora basta! Diamo un taglio netto a questo nodo!

Quale nodo?

Quello lì, il nodo di… boh, non mi ricordo come si chiama. Il nostro nodo sardo. Quello che ci trasciniamo tra i piedi da secoli.

Hai ragione! To’, prendi la spada. Taglialo!

Io? Tagliare il nodo? No, fallo tu!

Nono, a te l’onore!

Neanche per sogno! Spetta a te.

Dai!

Va bene. Afferriamo la spada assieme! Pronti?

Pronti!

Con tutta la nostra forza! La Sardegna ci guarda! Se sbagliamo, faremo una figuraccia!

Ragazzi, pronti?

Parte la ola.

1-2-3!

Segau!

Cess! È uscito il sole. L’aria è leggera. Si respira!

Eppure era un gioco da bambini. Loro non ci potevano pensare prima?

Chi? I vecchi? No, mischineddus. Non avevano niente, niente app, niente libri gratuiti. Per noi era semplice.

È vero.

E ora decretiamo…

Eja! Decretiamo il bilinguismo sardo!

“Il sardo è la lingua della Sardegna. Tutti i sardi hanno il dovere di conoscerlo e il diritto di usarlo.”

“Inoltre, tutti i sardi hanno il diritto e il dovere di parlare campidanese e logudorese. Tutti i sardi saranno bilingui.”

Campudorese! [1] Logucampese!

No, o gopai! I campidanesi rimangono campidanesi, i logudoresi rimangono logudoresi. C’è spazio per tutto e per tutti. È bello il nostro mondo, è bello il vostro! Conserviamoli tutti i due.

Hai ragione. Ma saremo tutti bilingui di campidanese e logudorese.

Eja, parleremo tutti casteddaiu e orgolese.

Minimo! (…)  Oh! Ite ses narande? Eo? Allegare su casteddaio?

Tzertu! No ti praxit?

Aspetta pa’u pa’u. E no, mica imparerò…

Ma dai, è bellissimo.

Perché tu impararesti l’orgolese?

Beh, insomma…

Vediamo un po’. Dì: “Apo disizo de mandi’are ‘al’i’osa.”

Dai! No! Ti prego! Non ce la farò mai. È troppo complicato. Perché non provi prima tu? Dì: “Si ndi calas innoi, arribas in Via Roma. Est ingunis. Da bisi?”

Si ndi ‘alas in’oi, arribas in Via Roma. Est in’unis. La viese?

Minchia! Siamo messi bene.

E it’ ‘a’imoso?

Boh! Sono parlate troppo diverse.

Macché! Nois abbiamo la tecnologia. Pi’a sa app.

GigaSardinian?

Ej. Apri GigaSardinian Orgosolo. Prima lezione. Ascolta: “Unu pitzinnu tedescu dimandat a unu pitzinnu sardu ite depet fághere pro arribare a Montes in Orgósolo.” Ripeti!

Che divertimento!

Su! Un casteddaiu imparerà l’orgolese, e l’orgolese il casteddaiu. Iiiii! Quanto ci divertiremo.

Un mondo pazzesco!

Una nuova Sarvinna.

Stravanau !

Altro che Disneyland!

Fatu, fatu!

‘Atu, ‘atu!

* * * * *

[1] Termine partorito da Pascal D’Alghero durante la cena del 13 dicembre 2018.